Giovani talenti: intervista ad Alessandro Mazzara

//Giovani talenti: intervista ad Alessandro Mazzara

21 giugno, solstizio d’estate. Milano è caldissima. Siamo nel pieno della Red Bull Skate Week, evento che raduna tutti i migliori skater all’ombra della Madonnina.
Devo incontrare Alessandro Mazzara, giovane (anzi giovanissimo) skater della provincia di Roma. L’appuntamento è in mattinata in stazione centrale ma poco prima mi chiama Alessia, di Red Bull: «Puoi venire al Bastard Store? Dobbiamo rifare delle foto e siamo lì a scattare». Poco male, lo vedrò in azione.

Arrivo al Bastard Store che al suo interno ha una “bowl” sopra il magazzino. Mi accoglie Roberto, di Red Bull “Sali, tanto Ale si sta divertendo”. È vero, Alessandro è una scheggia impazzita, un pesce nel suo acquario.
Lo osservo, si destreggia sulla tavola come io mi destreggio davanti ad un piatto di pasta asciutta. Bene ma non benissimo, per me. È consapevole di quello che fa e di quello che sa fare. Urla “vai” o “questo c’è” al fotografo prima di un trick per prepararlo allo scatto migliore. Continua a provare i suoi trick, incessantemente, contro fatica e sudore. Cade e si rialza, cade e si rialza. Non conto più le cadute, si rialza sempre.
Si ferma. «Mi devo rilassare cinque minuti» dice. È il momento delle mie domande al quale sembra già abituato.

La prima è d’obbligo (ma è anche una mia curiosità personale (shh, non diteglielo)). Ma la scuola?
«Vado bene, ho finito quest’anno gli esami di terza media. Sono uscito con 8. L’anno prossimo andrò al liceo artistico. Mia mamma dipingeva, a me piace disegnare. Non sono bravissimo eh, ma voglio imparare».

C’è qualcosa che fanno i tuoi amici che tu non puoi fare?
«Nello skate ci vuole impegno, i miei amici escono tutti i giorni, io invece vado ad allenarmi. Mi piace allenarmi ma ogni tanto vorrei anche uscire e stare con loro».

A proposito di amicizie (altra curiosità personale) fidanzata?
«(secco) No, amiche».

Quante? Tante?
«Un po».

A 14 anni stai sulla tavola con maestria. Non hai più paura?
«Lo avuta ma devi sconfiggerla subito se vuoi andare avanti, sopratutto nello skate».

Fai eventi con gente molto più grande di te. Cosa impari da loro?
«Quando viaggio con loro, magari per due o tre settimane, mi incentivano, mi dicono “prova questo, prova quell’altro” e miglioro un sacco».

E c’è qualcosa che tu, da “piccolino” del gruppo, insegni ad un ragazzo che può avere il doppio della tua età?
«Certo (ride). Non tutti facciamo gli stessi trick. Spesso una cosa che per me è facilissima per un altro non lo è o viceversa, e ce la insegnamo a vicenda».

C’è il vantaggio nell’essere più piccoli degli altri?
«Sì, forse nelle rotazioni, più sei piccolo più sei agile».

Mentre ci sono cose che riesci a fare quando hai una certa età.
«Certo, per alcuni trick mi serviranno i muscoli».

Mi sono informato e ho notato che nella zona dove abiti ci sono pochi skate park per potersi allenare
«Solo due e sono piccolissimi, per di più all’aperto. D’inverno capita di allenarmi una volta a settimana perchè gli altri giorni piove. Davvero troppo poco».

Fuori dallo skate? Cosa fai?
«Mi piace tanto andare in moto con mio fratello, fare le impennate. Ho una moto da cross e la uso in un terreno vicino casa. A papà non gli va ogni giorno di caricare la moto, andare… è un po’ lontana la pista».

Nel 2020, alle Olimpiadi di Tokyo, lo skateboard debutterà come disciplina olimpica. Ale ci punta, ovviamente. Sa che ci potrà arrivare ma la strada è in salita e gli avversari sono tosti. Poi mi dice: «Noi italiani potremmo essere più bravi se ci fossero più skatepark dove allenarsi».

La vedo come polemica. In realtà è un appello, fatto da un ragazzo che questo mondo già lo conosce a memoria. Da uno che ha la tavola sotto i piedi da quando aveva 6 anni. Da uno che ha come obiettivo quello di qualificarsi alle Olimpiadi, e di farlo divertendosi.
Rimango ancora un pò a guardarlo skatare. Cade ancora, ma si rialza sempre. La tavola è la sua estensione naturale. Scatta ancora qualche foto. Tre scatti e poi va a vederle, «queste so belle, ve?». La sua romanità lo rende ancora più reale. Sa di fare cose che pochissimi suoi coetanei fanno, ma non se ne vanta e guadagna sempre più punti con questo atteggiamento.
Un piccolo telento, in uno disciplina poco seguita in Italia, ma campioni di questo tipo vanno fatti crescere e lui ha tutto il tempo per farlo. Un diamante grezzo, ma non troppo.

ARTICOLO DI GIANLUCA “IL BELVO” LEO

By |2018-08-01T11:49:04+00:001 agosto 2018|Categories: Altri mondi|Tags: , , |0 Commenti