La dura vita del buskers, dell’artista di strada, è fatta di libertà, di tramonti sul mare, di cappelli mezzi pieni o più spesso vuoti del tutto, di gente che si avvicina, pubblico che si studia, s’annusa, si raduna attorno a loro come se un vibrante filo invisibile intessuto di emozioni e curiosità cingesse angoli di piazze, rotonde sul mare, vicoli bui trasformandoli in grandiosi palcoscenici.

Non è poi così dura la vita del busker, se è vero che una volta provata ti segna al punto da non poterne fare più a meno e, ogni tanto, concedersi il lusso di tornare sul marciapiede, anche se il successo è arrivato ed è solido, anche se sei una popstar da Wall of Fame. Tanto per strada raramente ti riconoscono, anche se sei Bono Vox o Bruce Springsteen o Ed Sheeran, tanto per citare qualcuno dei molti che in strada ci tornano un po’ per gioco e un po’ perché sono quelle le loro radici, solo in apparenza perdute e sepolte da milioni di dollari.

È in giro per l’Italia il Jameson Street che cerca talenti per strada, li sottopone al voto online sulla piattaforma dell’irish whiskey Jameson e, al più cliccato, regala una serata in un locale delle maggiori città italiane. E quest’anno, per la prima volta, alla fine dei giochi verrà pubblicata una compilation con i vincitori di ogni singola tappa (il 12 il contest sarà a Milano e Bologna e il 28 a Torino). I vincitori della tappa fiorentina si sono esibiti ai Macci, locale cult nel cuore della Firenze antica e popolare ovvero il quartiere di Sant’Ambrogio, un’isola di odori e fantasie all’interno della città.

Gli Streetlovers sono due ragazzi perbene che vivono a Livorno: Luca Battistini, pisano, 27 anni, voce e chitarre (12 varianti, dalla lap steel guitar all’ukulele) e Francesco Luongo di Quercianella, 36 anni, l’altra chitarra, uniti dal caso tre anni fa e da allora, insieme, hanno messo su una scaletta di oltre cento cover da cui attingere musica perfetta per qualsiasi occasione, da pub, da strada, da spiaggia.

Com’è che vi siete messi insieme?
«Lavinia, la mia fidanzata – dice Luca – ha degli amici in comune con quelli di Francesco, ha proposto a ognuno di noi di provare a sonare insieme e sono nati gli Streetlovers. Anche se – scherza Francesco – quel primo concerto, che era in un locale, è stata una spudorata sperimentazione, diciamo che da quel punto in poi le cose sono andate molto meglio».

Artisti nomadi e perbene, c’è qualcosa che stona?
«No, non facciamo accattonaggio, siamo ben lavati, stirati e puliti, vogliamo che la gente si accosti a noi senza alcun pregiudizio o timore e un po’ di ordine nell’aspetto serve sempre. A noi interessa suonare e far cappello».

Puntualizza Francesco: «Non faccio il busker per vivere. Vivo per farlo».

Siete passati per il più grande raduno di artisti di strada del mondo, il Busker Festival di Ferrara. Ci andrete anche quest’anno?
«Purtoppo no, quest’anno niente. Costa troppo. Cioè, se qualcuno ci invita e paga le spese di soggiorno ok, ma con il solo cappello giornaliero non ce la faremmo a mangiare e dormire in trasferta per una settimana, quindi niente Ferrara».

Le vostre famiglie sono contente di questa storia?
Luca: «I miei hanno un po’ obiettato: “Ah, devi laurearti, non si sa mai…” e io ho preso una laurea in giurisprudenza. “Ah, la famiglia, i figli…” e io non li escluso, anzi, mi ci sto preparando insieme alla mia ragazza (la nostra prima fan) Lavinia, insomma, non hanno più ragioni per non sostenermi, e infatti lo fanno».

Francesco, che dei due è il più introverso, sillaba piano: «I miei genitori sono due angeli. Perché? Giuro che non lo so, sono angeli e basta».

Voi alternate club e strada, ma il cuore dove batte di più: al chiuso o all’aperto?
«All’aperto, non c’è dubbio» sono d’accordo Luca e Francesco. «Non solo, quando i giri nei locali si fanno troppo frequenti prendiamo le chitarre e andiamo a suonare sotto il cielo e la cosa ci rigenera, ci stimola, ci riavvicina al sapore dell’emozione pura. E poi in queste session estemporanee la creatività ne guadagna sempre. Non a caso alcuni grandi artisti ogni tanto si piazzano sul marciapiede e cantano, se qualcuno li riconosce bene, altrimenti meglio così».

Qual è la cosa più odiosa e la più bella che vi sono successe on the road?
«La più odiosa è accaduta proprio a Firenze, anni fa. Suonavamo in una bellissima piazza centrale e a un certo punto è sceso da casa un signore che ci urlava di smettere ché non poteva più del frastuono. Dai e dai, alla fine ci ha fatto smettere: ecco questo per un artista di strada è davvero umiliante, davvero brutto».

Racconta Francesco un aneddoto che gli illumina il volto di un sorriso: «Invece una volta, a Livorno, ti ricordi Luca? Avevamo di fronte un anziano con un bambino piccolo per la mano. Finita una canzone il bambino sussurra qualcosa nell’orecchio al signore ed entrambi se ne vanno via. Dopo un po’ tornano e il ragazzino ci lascia vicino al cappello un sacchetto pieno di panini al prosciutto e bottigliette d’acqua. Non ne avevamo bisogno, avevamo cenato prima di uscire, eppure quel gesto così puro e sincero mi ha toccato il cuore, non lo dimenticherò mai».

Ragazzi, quando non state insieme che cosa fate?
«Musica, sempre». In più Luca d’estate va a caccia dell’onda perfetta tra il Portogallo e Bali e Francesco si dedica all’altra sua grande passione, la fotografia».

Musica, ok, ma quale?
«Io mi sono dato al crowfunding, ho lanciato una colletta su Eppela per realizzare il mio primo disco Music onde road, mancano ancora 12 giorni alla chiusura della raccolta, ma siamo a buon punto e se arriva ancora qualcosa riuscirò a pubblicare il disco a fine primavera, inizio estate». E bravo Luca.

Francesco, invece?
«Ho già vari dischi all’attivo, ma c’è anche da dire che sono più vecchio di Luca… Hands in D minor con Handguitar Project, è da tempo online su Spotify, iTunes e Bandcamp. Con questo progetto abbiamo già registrato un secondo album che uscirà dopo l’estate. E poi l’EP Root safari con le ottime collaborazioni di Hookah and The Trenchtown Train, la cui data di uscita la scoprirete, se vorrete, seguendoci su Facebook».

E gli Streetlovers non sono gelosi di queste vite parallele dei suoi componenti?
«No, certo. Quando facciamo qualcosa di individuale coinvolgiamo sempre l’altro».

Adesso Slàinte, salute in gaelico, ai Macci di Firenze si suona, sulla piazza svolazza un drone silenzioso, sul lastricato di fronte al pub ci sono loro due con le loro cover e nelle cover ci sono i musicisti che piacciono a loro, Jack Johnson, John Butler, Neil Young, Ben Harper, Bob Marley, Eddie Vedder, i Beatles… E che piacciono a noi. E se a qualcuno, ascoltandoli su qualche altra piazza d’Italia, venisse voglia di danzare, che lo faccia senza pudore perché per Luca e Francesco sarebbe un regalo senza prezzo.

Le prossime date di Jameson Street:

12 aprile, ore 20.30 > Milano, Turné. Busker: The General Brothers

12 aprile, ore 21 > Bologna, Lime, via Zamboni 3. Busker: Banda Rei

20 aprile, ore 21 > Torino, Clorophilla, piazza Vittorio 17. Busker: Bandaradan

27 aprile, ore 21 > Torino, il Central, via Luigi des Ambrois 5/G. Busker: Bandaradan

19 maggio, ore 20 > Palermo, Officina di Dio

26 maggio, ore 21 > Palermo, Vinoverso

9 giugno, ore 21 > Genova, Beautiful Looser

15 giugno, ore 21 > Genova, Caffè del Mar/Baretto

 

Articolo di Annalisa Siani
Foto di Emiliano Nannucci