Il racconto del The Biggest Day at Motor Ranch

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di Moreno Pisto

La 100km dei Campioni, l’Americana e un giorno al Ranch di Valentino Rossi. Uno spettacolo fatto di agonismo, competizione, professionalità, ospitalità. E passione. Passione per la vita, prima ancora che per le moto.

La prima cosa da dire è che Il Morbidelli è uno spettacolo. Lo vedi guidare e pare che spacchi il manubrio. Sulla moto si muove come un ossesso, il culo pendola su sella, cosa, serbatoio, in traverso è tutto fuori, e il controsterzo è perenne, costante. C’è sempre. Fa impressione. Im-pres-sio-ne.

Motor Ranch. 100 km dei Campioni. Tavullia. La pista della VR46. Di Valentino Rossi. Questa è la quarta edizione. E per tutta la old family questo è The Biggest Day. Sudano faticano sognano bestemmiano godono tutta una stagione e poi Vale e gli amici di Vale si ritrovano qua. Per la prima volta ci sono le telecamere di Sky Sport, c’è Guido Meda, c’è Vera Spadini, c’è Sandro Donato Grosso. Per la prima volta ci sono anche i giornalisti. C’è Corriere, Repubblica, Gazzetta, Motosprint, Motociclismo, Tuttosport. E c’è pure Riders.

La VR46 si è aperta come mai prima. La mattina ci hanno recuperato con un pulmino da un hotel vista mare di Pesaro. Direzione, naturalmente, Motor Ranch. Mezz’ora di curve nella campagna marchigiana. A un certo punto la pista di vede dall’alto. È sempre un punto di vista notevole: una serie di curve disegnate in mezzo a una valle. Un circuito che si rende visibile, che non si nasconde dietro a muri, al massimo qualche pianta. Poi si scende giù, una strada stretta, il check point dove fare gli accrediti, il ritiro dei pass, il pit stop per far salire Albi, al secolo Alberto Tebaldi amministratore delegato VR46, e poi dentro la pista per un giro esplorativo. Albi racconta: “Stanotte ha piovuto, il terreno ne ha risentito, i tempi si alzeranno di dieci – dieci – secondi”.  I giornalisti sparano domande. Le più gettonate sono quelle sulle polemiche di un vicino che si lamenta per il troppo rumore. Ma chi se ne frega. Siamo qui per vedere cos’è questa gara che sa di mitologico e come se la vivono i piloti invitati. Sono 36. Oltre a Valentino e al manico Morbidelli anche altri campioni del mondo (Mir, Moto2, e Rabat su tutti), gli altri della Academy, alcuni della Superbike e due donne, Maria Herrera (che corre in Moto3) e l’americana Sandrina, flat tracker professionista. Tutti che seguono le direttive di Marco Belli, il vero direttore di gara (e partecipante).

Ogni giro sono circa 2km. Ogni squadra è composta da due piloti. Ogni pilota fa 5 giri a volta per 4 volte. Ogni 5 giri c’è il cambio. Il tempo di montare il trasponder e si riparte.

Albi, dopo il giro in pista, ci fa vedere il casolare. È stato ristrutturato dall’ultima volta che ci sono stato, pur mantenendo le fattezze della casa agricola che era. Al piano terra il salone, lo spogliatoio dei piloti con le tute i caschi i guanti le mascherine, la sala stampa adibita per l’occasione e sopra una stanza con divani e camino. Qui Albi racconta gli inizi: “Era un campo. Il Grazia ha indicato le percorrenze, le curve, ha disegnato la pista praticamente. La prima volta ci hanno girato Vale, Pasini e il Sic”. Arriva anche il sindaco, e qualcuno gli suggerisce il paragone: Valentino è come Leonardo per Vinci, mi raccomando. Da preservare. Poi scendiamo. Fuori ci sono le moto parcheggiate, i meccanici. Ci sono ancora il laghetto con le oche, come pure le pecore del custode Antonio e la pista per le macchine radiocomandate. Per questa edizione è stata montata pure una tribuna. La mattina i piloti provano. Un brief alle 13. E poi alle 14 due ultraleggeri fanno da pseudo Trecce Tricolori mentre Clara, la sorella di Valentino (lato Graziano) intona l’inno nazionale. La cosa prende un tono ufficiale. I piloti sono al centro della pista. La partenza è in stile Le Mans, a corsa verso le moto tenute dai meccanici. Così comincia la bagarre. Possiamo stare qui a raccontare delle moto (450 da cross 450 con modifiche soprattutto alle sospensioni e gomme), di chi è caduto, della coppia Valentino – Maro (cioè Luca Marini, il fratello) che ha recuperato fino ad arrivare alla seconda posizione (nonostante tre scivolate), del duo Morbido – Paso che ha dato paga dal giro uno, dei droni e delle gopro 360 montate sui caschi ma l’unico commento da fare è: che figata. Qui c’è tutto, tutto l’amore verso questo sport, tutta la filosofia Valentiniana concentrata: divertimento, agonismo, semplicità, rusticanza (serviti via via vin brûlé, penne panna pomodoro e piselli, birra Moretti), origini. Perché vederli girare con sullo sfondo le colline al confine tra Marche e Romagna ti fa capire che questa terra nutre una passione e attraverso questa passione la VR46 restituisce tutto a questa terra, ai piloti, a una cultura motociclistica tipicamente italiana: gas e piadina, gas e sorrisi, impegno, ricerca della perfezione, leggerezza e spirito di gruppo. Bisognerebbe trovargli un nome a questo metodo. This the way Valentino knows.

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È tutto molto più godereccio di una gara di MotoGP. La 100km dei Campioni, alla fine, è una grande festa. Dietro c’è un’organizzazione precisa, un’azienda (la VR46) coinvolta a pieno regime per rispettare standard di sicurezza per i piloti e gli ospiti e gli accordi con il Comune, c’è attenzione alla comunicazione e tutto fatto unendo la massima professionalità e un approccio da reunion tra amici.

Non è un caso che le curve hanno nomi propri, tipo la Rossi Graziano, che qui è il Guru, o la Antonio. Non è un caso che i premi siano salami, coppe, prosciutti. Della serie, al primo posto ci sono sempre e solo la gloria, il gusto di un traverso, il brivido della moto che perde aderenza. Al primo posto ci sono sempre gli occhi che sorridono, quando ti infili in casco e quando te lo sfili.

Tutto però senza sacrificare la competizione, che è massima. Alla fine della 100km Vale prende il microfono. L’Americana, che sembrava saltare, si farà. Ché la passione qui non ha fine. Annuncia: scordatevi di cambiare le gomme. E giù a ridere. Per la cronaca: Morbidelli ha sbancato anche questa gara su circuito ridotto, 6 curve a sinistra, due a destra, dove a ogni turno gli ultimi restano fuori. Alla fine sono rimasti lui, Pasini e Luca Marini. Alla fine rimangono anche le parole di Valentino: “Ci alleniamo tutto l’anno qui ed è bello condividere il Ranch con amici e piloti. È un posto importante per noi e sono contento che lo trovino speciale anche tutte le persone che vengono a trovarci”. La parola chiave è una: condividere. Che significa anche trasmettere. Passione, prima ancora che passione per le moto. Passione, professionalità, competizione e divertimento. Bisognerebbe trovargli un nome, a questa bellezza qua.

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