ÁLEX MÁRQUEZ, FAMILY MAN

Racing

DALLA SVEGLIA A NANNA: A TU PER TU CON IL PILOTA MOTO2 PER SCOPRIRE COME FUNZIONA UNA GIORNATA TIPO NELLA CITTÀ IN CUI VIVE E CAPIRE COSA SIGNIFICA ESSERE IL FRATELLO MINORE DEL T-REX DELLA MOTOGP

Chiedete ad Álex Márquez quali sono le cinque persone più importanti della sua vita e lo vedrete distendere una alla volta le dita della mano destra: il papà pollice, la mamma indice, il fratello medio, il nonno paterno anulare e la nonna materna come mignolo. Ragazze: «Non ora». E quanto spazio occupano le moto? «Più del sessanta per cento, diciamo l’ottanta». Mica poco. Ma la sua vita d’altronde è questa, se non sono gare sono allenamenti. Si svolge tutto attorno alla cittadina spagnola di Cervera, a un centinaio di chilometri da Barcellona. Lì il ventitreenne catalano vive con i genitori e il fratello maggiore Marc, la furia più concreta del motociclismo attuale.

Nato tre anni prima di Álex, finora è stato capace di sette titoli mondiali, di cui cinque in MotoGP. Mentre il fratello minore se n’è aggiudicato uno nella classe cadetta e adesso insegue l’oro nella categoria intermedia sulla Kalex del team Estrella Galicia 0,0 Marc VDS, spinta da un tricilindrico Triumph capace di sfondare il muro dei trecento chilometri orari. La tigre gialla stilizzata sul profilo della carena che sembra voler mordere la slick anteriore, ferocia felina, aggressività e riflessi. Doti che in pista non guastano, soprattutto se devi dimostrare quanto vali e sei il fratello del predatore più affamato del circus iridato: «Non è una situazione scomoda e non mi mette affatto pressione, anche se ho più occhi addosso. La vedo come una motivazione, e poi allenarmi con Marc mi tranquillizza.

I suoi successi dimostrano che la nostra routine funziona». La giornata tipo inizia alle sette, latte e cereali, poi una sgambata in bici: «Un paio d’ore con ritmi e percorsi stabiliti dal nostro preparatore». A casa verso le dieci e trenta, doccia, un po’ di frutta, qualche distrazione: «Rispondere alle email, andare al fan club». Si pranza alle due, è mamma Roser a cucinare. «I fornelli non sono il mio forte, se dovessi fare colpo su una ragazza la porterei al ristorante». Il pomeriggio inizia in palestra, poi se c’è tempo una sistemata alle moto da off-road: «Mi occupo di operazioni abbastanza semplici, la catena per esempio me la sostituisce papà Julià. Nella nostra zona ci sono un sacco di piste, una quindicina da cross e quattro da flat track ad appena un’ora d’auto».

Álex si pulisce le mani unte di grasso, un’altra doccia e un po’ di PlayStation. FIFA 19, calcio virtuale: «In passato è stato uno dei rari motivi per cui litigavo con Marc, quando sbagliava lo tartassavo. Andiamo d’accordo, facciamo quasi tutto insieme, è il mio miglior amico. Ci consigliamo a vicenda, guardo tutte le sue prove in tv e magari gli dico di stare attento in una determinata curva, se noto che in inserimento è al limite. Lui ha un’incredibile capacità di andare subito forte, fin dalla prima sessione di libere. E riesce a tenere un alto livello di ritmo e concentrazione per tutto il fine settimana. Se potessi prendere in prestito una delle sue qualità, sarebbe proprio questa». A parti invertite, invece, qual è stato il consiglio più prezioso di Marc? «Mi ha detto di divertirmi e ricordare che siamo fortunati a fare questo mestiere».

L’ha fatto anche nel 2015, l’annata più cupa per Álex: «Arrivai in Moto2 da campione del mondo della classe minore e le cose non giravano, finivo diciottesimo. In quei momenti la top 5 delle persone della mia vita mi ha aiutato tanto». Oggi, prima o dopo i GP, non manca mai una visita ai nonni. Quello paterno si chiama Ramón, ha 88 anni ed è particolarmente preso: «Commenta tutto, se un pilota mi fa un’entrata sporca si arrabbia pure. Mi spinge a fare sempre meglio». Come successo quest’anno a Le Mans, al Mugello, a Barcellona: «Quando vinco sono al settimo cielo fino a quando vado a dormire, poi basta, dal giorno dopo penso a lavorare sodo. Se sono a Cervera vado a letto alle dieci, se sono in pista alle nove e mezza. Se ho fatto primo, la domenica sera, magari tiro fino all’una». Il momento più bello della tua vita? «La conquista del Mondiale Moto3».

Sogni? «Portarne a casa altri. Il più possibile».

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