Moto Morini 500 Turbo, un sogno infranto

  1. Home
  2. Moto
  3. Moto Morini 500 Turbo, un sogno infranto

A cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta l’ingegner Lambertini provò la strada del turbocompressore, una tecnologia che stava spopolando in campo automobilistico: la Morini 500 Turbo sarebbe però rimasta solamente un prototipo

Articolo di  Manuele Cecconi 

La turbomania anni Settanta

«No replacement for displacement» è uno motto caro all’industria motoristica statunitense, e anche agli appassionati americani di motori. Alla fine degli anni Settanta, però, in campo automobilistico si iniziò a percorrere un’altra strada per ottenere maggiori prestazioni, alternativa al mero aumento di cilindrata. Il ricorso alla sovralimentazione tramite turbocompressore.

La turbomania esplose presto tra le quattro ruote, contagiando sia le corse – Formula 1 e rally su tutte – sia la produzione di serie. Anche in campo motociclistico, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, si iniziò a pensare che forse si era all’alba di una nuova era, quella del turbo. Le case giapponesi si affrettarono a lanciare sul mercato i propri modelli sovralimentati, nella convinzione (poi rivelatasi errata) di poter replicare il successo che questa tecnologia stava incontrando tra le quattro ruote.

Moto Morini 500 Turbo

Moto Morini 500 Turbo, il prototipo dell’ingegner Lambertini.

Moto Morini segue la stessa strada in Italia

Anche in Italia ci fu chi pensò di muoversi in questa direzione. Moto Morini, e in particolare quel Franco Lambertini dalla cui matita erano uscite le fortunate bicilindriche 350 e 500 che spopolavano in quegli anni. La sovralimentazione, in realtà, non costituiva una novità assoluta in campo motociclistico. Già prima della Seconda guerra mondiale marchi come Guzzi, Gilera, BMW e NSU (ma non solo) avevano fatto ampio ricorso ai compressori volumetrici. Diventati nel tempo uno standard nelle competizioni prima che la FMI ne vietasse l’utilizzo. Dal dopoguerra in poi la sovralimentazione praticamente sparì dal panorama motociclistico, almeno fino all’avvento dei turbocompressori. Un’opportunità che a Lambertini, così come alle case nipponiche, doveva apparire particolarmente interessante.

Morini 500, una delle prime moto turbo

Il vulcanico ingegnere modenese decise, praticamente fin da subito, di raddoppiare gli sforzi. Da un lato iniziò a studiare la possibilità di montare un compressore volumetrico a palette su una 125 a quattro tempi in modo da colmare il divario con i più prestazionali motori a miscela. Dall’altro, si rimboccò le maniche per fare della sua Morini 500 una delle prime moto turbo disponibili su un mercato che richiedeva sempre maggiori prestazioni.

Per un costruttore come Morini, ricco di idee ma costantemente alle prese con budget ridotti, questa tecnologia sembrava rappresentare una via ideale per colmare il gap con le maxi della concorrenza. Si poteva incrementare la potenza dei propri modelli partendo da un motore già disponibile semplicemente applicando un turbocompressore al collaudato bicilindrico raffreddato ad aria da 478 cc. Una soluzione, quindi, efficace ed efficiente, anche dal punto di vista dei costi.

I risultati dell’Ingegner Lambertini

Il risultato del lavoro di Lambertini, avviato nel 1979 proprio mentre la Renault siglava le sue prime vittorie turbocompresse in Formula 1, fu la Morini 500 Turbo, presentata all’edizione 1981 del Salone di Milano. La moto riscosse un grande consenso di pubblico, grazie anche a una scheda tecnica che stuzzicava il palato dei motociclisti più sportivi. Nelle ultime fasi del suo sviluppo pare che V-Twin da 72° in questa configurazione riuscisse ad erogare circa 80 cavalli. Una potenza che a una moto di soli 180 chili permetteva agevolmente di abbattere il muro dei 200 chilometri orari. Esteticamente apprezzata dagli appassionati e particolarmente curata nell’aerodinamica, la Morini 500 Turbo si distingueva dalle rivali giapponesi per la possibilità di escludere la valvola westgate in fase di ripresa. Questo assicurava quindi una risposta pronta e vigorosa a ogni apertura del gas in fase di ripresa.

Moto Morini 500 Turbo

Moto Morini 500 Turbo in presentazione.

L’infelice destino della 500 sovralimentata

Purtroppo la 500 Turbo non vide mai la produzione in serie. Mentre le colleghe giapponesi andavano incontro a un vero e proprio flop commerciale (a causa essenzialmente di propulsori poco gestibili e affetti da un eccessivo turbo-lag), la sovralimentata di casa Morini dovette scontrarsi con la mancanza di capitali. Costretti ad un trade-off imposto dalla scarsità di risorse economiche, a Bologna si preferì puntare sulla Kanguro e sulla nicchia delle endurone, un segmento di mercato che allora stava conoscendo il suo primo grande boom. L’infelice destino della 500 sovralimentata fu condiviso anche dalla 125 volumetrica, il cui progetto fu accantonato nello stesso periodo. Qualche anno più tardi, poco dopo il passaggio della Casa emiliana sotto l’egida del gruppo Cagiva, Moto Morini chiuse i battenti, lasciando agli appassionati soltanto il sogno di una turbo in salsa tricolore. Il marchio è poi risorto a metà anni 2000, arrivando fino ai giorni nostri tra alterne fortune: ora è di proprietà di Zhongneng, colosso cinese che però ha mantenuto R&D e produzione a Trivolzio, nel pavese.

 

Per leggere le ultime news di Riders, clicca qui

Contromano su Riders!
Alpine, pur plaisir

Potrebbe interessarti…

Menu