24 Horas de Montjuic, l’endurance tra le strade di Barcellona

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Storia di una delle gare più affascinanti al mondo, culla internazionale della giovane Ducati

Articolo di Riccardo Casarini
Foto di Joan Segura, Penya Motorista

Inverno 1947, Barcellona. Al bar Velòdrom di carrer Muntaner si radunano spesso alcuni appassionati di motociclette. A volte si sfidano in sella e altre, forse, con dei vermouth. Finiscono per fondare, lì a un tavolo, la Penya Motorista de Barcelona, l’associazione che per circa mezzo secolo animerà con gare ed eventi la scena locale, rilanciando nel mondo l’immagine di una Catalunya fradicia di amore per le due ruote.

Dale al mango, hasta el fondo!

È nell’estate del 54 che quelli della Penya, affetti da pruriti corsaioli, iniziano a preparare la gara che sarà fiore all’occhiello del motorismo catalano per i trent’anni a venire. La 24 Horas de Montjuic, che prenderà il via il 3 luglio 1955. Il percorso è srotolato per 3.791 chilometri sul dorso della Muntanya, cuore naturale della città, facilmente raggiungibile dal pubblico a piedi o con i mezzi pubblici. Le note che daranno ritmo alla guida saranno quelle di 11 curve, i cui nomi entreranno nella mitologia motociclistica. Sequenza guidata in ripida discesa che passa per miramar, rosaleda, font del gat, teatro griego e vias, fino all’insidiosa e lenta guardia urbana, per poi buttarsi nella serie veloce de la pergola, pueblo español, san jordi ed estadio.

Prima edizione partenza

Letteralmente una corsa per la vittoria. Al via della prima edizione, 1955.

Partenza in stile Le Mans, di corsa verso la propria moto, per montare in sella e dargli al gas per un massimo di sei ore consecutive, prima di passare il manubrio a un compagno. Si sfideranno 45 squadre composte da due piloti ciascuna, un meccanico con facoltà di riparare senza ricorrere a ricambi (‘azz!), un addetto al rifornimento e un rappresentante di scuderia. Ne usciranno vincitori, al termine di questa edizione inaugurale, J.S. Bultó (fondatore di Montesa e della futura Bultaco) e J.M Llobet Turuta su Montesa Brìo 125 cc. Alle spalle 510 giri a 80,63 chilometri orari di media, per un totale di quasi 2.000 chilometri. Così andò il battesimo della corsa, destinata poi a far parte del calendario dell’Europeo e del Mondiale Endurance. Tipo: «Eravamo quattro amici al bar».

24 Horas Montjuïc locandina1970

Locandina promozionale della gara. Patrocinio delle federazioni, qualche sponsor, poco marketing.

Barcelona calling… Borgo Panigale

Da quel momento l’attrattiva della 24 Horas iniziò a crescere. Con il passare degli anni la contesa tra piloti si rivelò un affare a quattro di portata internazionale, una sfida costante tra catalani, italiani, inglesi e francesi. Altra storia rispetto a quella dei costruttori in cui Ducati, allora in piena ascesa, seppe imporsi progressivamente come regina del Montjuic.

Mandolini Spaggiari 1964

1964. Mandolini e Spaggiari festeggiano la vittoria ottenuta con la Ducati del grande Renato Armaroli.

La prima squadra non iberica a salire sul gradino alto del podio, guastando la festa ai padroni di casa, fu proprio quella del duo italiano Gandossi/Spaggiari su Ducati Gran Sport 125, che nel 57 alzò il livello della competizione portando la media oraria a 92,87 chilometri. In quella storica vittoria, lontano dallo Stivale, si dimostrò tutta la bontà della filosofia che ancora oggi distingue Borgo Panigale. Grazie all’ingegno di un giovane ingegner Taglioni venne infatti sviluppata la Marianna (così era chiamata la Gran Sport), un monocilindrico a coppie coniche nato con l’idea di progettare la moto definitiva, prodotta in serie ma capace di vincere le gare.

Sono 12 in totale le vittorie collezionate da Ducati alla 24 Horas de Montjuic. Una liaison, quella tra l’Emilia e la Catalunya, che nei primi anni Sessanta diede luce alla collaborazione con il produttore locale Mototrans, delegato alla fabbricazione dei nuovi modelli Ducati per il mercato spagnolo. Anche qui fu amore e competizione, con Mototrans che, pretendendo indipendenza tecnica, s’inventò la 250 cc 24 Horas (cugina dell’italiana Mach 1)… oggi un pezzo da collezione. A mettere fine a questa storia fu il crescente sviluppo delle moto, che mise presto in risalto l’inadeguatezza dei circuiti cittadini. Il sigillo finale sulla 24 Horas arrivò nel 1986, con una sintesi perfetta. Vittoria del trio catalano formato da Benjamin Min Grau, dominatore delle edizioni recenti, Joan Boeing Garriga e Carles Cardùs su Ducati 850. A volte c’è del bello anche in ciò che finisce.

 

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