Contromano, c’è da farsi il mazzo

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Nella ripartenza dopo uno stop non c’è spazio per l’eroismo, ma servono sforzi e sacrifici finalizzati a un domani migliore. In questo senso sta lavorando la regione Emilia-Romagna, tra un Gran Premio e una piadina

Articolo di Marco Masetti

Per chi è nato in quella grande regione distesa nella pianura con la schiena appoggiata agli Appennini e i piedi a mollo nell’Adriatico conosciuta come Emilia-Romagna è un momento cruciale, uno dei tanti vissuti in due millenni di storia. Il 20 settembre nel calendario della MotoGP è di scena il Gran Premio dell’Emilia-Romagna e della Riviera di Rimini. In compenso non c’è il GP d’Italia. Ovviamente qualcuno, dopo aver ragionato su questo, si è sentito davvero parte del popolo eletto dei motori (oltre che del Parmigiano, della piadina, del prosciutto, del turismo e della lirica) e, probabilmente, non ha sbagliato.

La titolazione di questa gara, che seguirà quella del 13 settembre San Marino e della Riviera di Rimini, è davvero qualcosa sulla quale ragionare. Ma andiamo con ordine. Il GP d’Italia, come lo abbiamo sempre visto, in realtà esiste solo dal 1991 e si corre a Misano. Prima – cioè dal 1949, inizio del Motomondiale – nel nostro Paese si correva il GP della Nazioni, disputato prima a Monza e poi a Monza, Imola, Mugello, Misano. L’importante è che quest’anno ci siano gare in Italia, perché abbiamo rischiato che non si corresse. Per farlo bisognava aderire ad un protocollo severo, ma soprattutto accettare la formula a porte chiuse, ovvero senza pubblico: il vero incubo per ogni organizzatore di gare, il terrore di chi fa i conti. Perché il promoter chiede i diritti, perché i costi fissi per pagare sicurezza, addetti, personale paramedico e di servizio sono altissimi.

Unire le forze

Bisognava unire le forze, fare sistema, trovare altre strade. Ed è arrivata la Regione Emilia-Romagna, che da anni ha un programma di promozione del turismo e del settore che si chiama Motor Valley, affiancata da un progetto simile dal nome Riders Land. Ferrari, Ducati, Lamborghini, autodromi (già, c’è anche Imola) e un indotto ricco e articolato, supportato da una passione che dura da quando si è acceso il primo motore a scoppio. Ragionando su questo è venuta fuori l’idea di supportare un GP che sia vetrina di una regione che nei motori e nelle corse ha la sua esposizione mondiale. Una bella e molto impegnativa occasione nata dalla voglia di esserci di Andrea Albani, che è a capo di Misano World Circuit Marco Simoncelli, del presidente della Regione Stefano Bonaccini e dei sindaci di Misano e Rimini. Il tutto per far vedere il marchio di una terra di motori, ma anche per andare avanti, per invertire la rotta. 

Lasciando da parte l’orgoglio personale di chi è nato in questa regione, resta una sfida, un segno per continuare, per non piangersi addosso e rifugiarsi in polemiche nutrite di fake news. Perché in una ripartenza dopo uno stop non c’è molto spazio per l’eroismo, ma solo una serie di sforzi e sacrifici finalizzata a un domani migliore. Ottimismo gratuito? Forse, ma non esistono altre strade e non è un caso che uno dei segnali di rinascita arrivi da una fetta d’Italia molto concreta e poco incline al piagnisteo.

Ragazzi, detto senza giri di parole, da qui in avanti c’è da farsi il mazzo. E quando sarete stanchi e avrete fame, una piadina e un bicchiere ci saranno sempre. Avanti così, ché la strada è ancora lunga. 

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