Contromano, l’anno zero dell’inviato

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Niente gare, niente trasferte, insomma niente lavoro. Ma il tempo si mette a frutto lo stesso, coltivando l’amicizia di piloti e insider e imparando a usare i social. In attesa della ripartenza e della decisione di Valentino

Articolo di Marco Masetti
Foto di Mirco Lazzari

Suvvia, diamoci dei compiti difficili, delle missioni impossibili e vediamo pure di venirne fuori con un certo tocco di eleganza. Ecco il titolo, in stile esame delle medie, che mi sono dato: Il candidato elenchi e commenti le cose positive di questo primo quadrimestre 2020. Quindi, solerte, affronto il tema. So già che sarà dura, ma ci provo, quindi scrivo la magica parola: svolgimento.

Tralascio i preamboli e ometto scientemente di inquadrare il periodo storico che stiamo vivendo. Posso solo ricordare che, per la prima volta dopo più di vent’anni, mi ritrovo senza la parte principale del mio lavoro, il Motomondiale. Nessun viaggio per il quale partire, nessuna gara da vedere, nessuna microfono o tastiera, nessuna telecronaca. Incidentalmente aggiungo anche: nessun soldo…

Come non bastasse, mi sono saltati due progetti cultural-motociclistici ai quali lavoravo da anni. Che faccio, mi ammazzo? No, mi è andata bene, i miei cari e miei amici sono in salute e a posto così. Le mie amate moto sono al coperto e sotto teli protettivi. Forse cambierò una batteria o due, ma è andata bene.

La Greeves Pathfinder 175

La Greeves Pathfinder 175 dell’autore attende pazientemente in garage

Quindi c’è qualcosa di buono in questo periodo di avvolgente sterco pressurizzato? Sì, qualcosa c’è, ad esempio l’utilità dei social e delle applicazioni. Prima li usavo al cinque per cento delle potenzialità, adesso ci lavoro anche. Non vado più in tv, però parlo in qualche contenitore, all’interno di dirette e affini. E ho capito che l’Emilia-Romagna è davvero il motore del Paese per la voglia che ha di ripartire. Evitando di piangersi addosso. Poi ho messo a fuoco che Stefano Domenicali, Presidente e AD di Lamborghini ed ex Ferrari F1, è un top. Lo è a prescindere, quindi è intelligente, sagace, umano, preparatissimo e guarda sempre avanti, senza paura.

Incredibilmente devo affermare che Carletto Pernat, il Keith Richards del Tigullio, in questo periodo è persino misurato e attento a non far minchiate. Insomma, dà retta ai medici e gira con la mascherina. Forse le avrà fatto il buco in mezzo per fumare come facevano Sheene, Lucchinelli e Pasolini con la mentoniera dell’integrale.

Finalmente ho avuto tempo di fare due chiacchiere con Loris Capirossi. Ci conosciamo da una vita, abbiamo un rapporto informale, quasi di famiglia e con pochi convenevoli e smancerie. A sorpresa, invece, quel po’ di Claudio Marcello Dottor Costa che vive in me è venuto fuori, sotto forma del ricordo del giorno in cui Capirex, in sella a una moto con il numero 58, in onore di Simoncelli, corse la sua ultima gara. Gli addii sono sempre di complessa digestione. Emozionano e lasciano un filo di amarezza. Quello di Tetsuya Harada è stato uno dei più commoventi, forse perché tutti gli volevano bene.

Valentino Rossi

MotoGP 2019 n. 46 Valentino Rossi of Italy and Monster Energy Yamaha MotoGP Team during 2020 Season of World Motorcycle Championship 2020 in Losail Circuit, Doha, Qatar © 2020

L’addio dell’anno, il più atteso dai media, sarebbe potuto essere quello di Valentino Rossi. Magari non dalle gare, ma dal team ufficiale, il segno che la parabola è oramai alla fine. E invece ‘sto schifido virus ha bloccato la decisione. Siamo tutti in animazione sospesa, Rossi compreso, in attesa di un segnale per poter ricominciare e decidere. Anch’io aspetto questo segnale, perché ho sempre detto che mi sarei ritirato assieme a Rossi. Poi scopri un’altra cosa positiva da mettere in conto: un’azienda che ti dice di non preoccuparti perché quello che non abbiamo fatto nel 2020 lo faremo il prossimo anno.

Buone cose e buona salute, cari lettori, adesso devo andare a cucinare. Ho scoperto di non essere male tra i fornelli: pranzo e cena per due tutti i santi giorni cercando di fare cose antidepressive e gradevoli. Vedete, qualcosa di buono c’è sempre.

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