Enduro estremo, lanci dalla ionosfera, tuffi dai balconi nel mare blu della Puglia. Sembrano attività pericolose, ma le autostrade della Liguria sono peggio

Articolo di Marco Masetti
Extreme è una di quelle parole magiche che apre le porte, che scatena la fantasia, che attira attenzione, ma non è una novità di questa epoca. La gente camminava su una corda tesa tra due campanili anche durante le fiere medievali, mentre dal balcone che si affaccia sul mare di Polignano si tuffavano anche intrepidi giovanotti degli anni Sessanta. C’è chi ha attraversato il Sahara nel 1930 con una moto che sembrava fatta con il Meccano, mentre qualche altro, meno fortunato, ha attraversato la Russia a piedi con meno 30 dopo la rotta di un esercito (italiano) nel 1943. Solo che adesso ci sono le bevande stimolanti che supportano attività estreme per propagandare il marchio e lo stile di vita legato al prodotto. E così c’è gente che si lancia dentro la bocca del vulcano, altri scendono a terra dalla ionosfera con un mantello alato e via discorrendo in un crescendo di attività molto rischiose che però, ve lo dico subito, non arriverà mai ai rischi e ai disastri dei “circhi volanti” nati negli Stati Uniti dopo la Prima Guerra mondiale. Gente che camminava sulle ali di un biplano di tela in pieno volo, ragazze che saltavano da un aereo all’altro e via discorrendo in un crescendo di emozione. Tutto per far dire “wow!” a un po’ di gente.
 
La moto si adegua e diventa extreme. Per ora ci sono stati due specialità che hanno cambiato pelle: l’enduro e il trial, snaturate, almeno a mio avviso e trasformate in qualcosa che non somiglia alla base di partenza. Affari loro, di sicuro gli specialisti dell’Extreme sono manici incredibili e grandi atleti. E soprattutto fanno un altro sport, ma sono destinati ad essere perdenti al confronto dei nuovi interpreti dell’Extreme: i motociclisti che attraversano la Liguria. Non è una boutade, massimo rispetto per chi si lancia nel buio di una galleria pericolante senza sapere cosa troverà a metà… Un pezzo di lamiera ondulata, un masso, un veicolo fermo. E, come non bastasse l’aria che ha il sapore e il contenuto mefitico dell’atmosfera descritta dal Sommo nell’Inferno. Miasmi di asbesto e idrocarburi incombusti, oli pesanti e particolato che bruciano bronchi e polmoni, che irritano congiuntive e cornee. Il tutto con spazi minimi per muoversi sfilando il serpentone di auto e camion in coda. Un esercizio pericoloso di equilibrio e colpo d’occhio che lascia atterriti motociclisti nordici che restano ore in coda, non abituati alla vita extreme dei loro colleghi italiani. Mettiamoci anche gli scooteristi che, per implementare il rischio, entrano in autostrada ciabattomuniti, protetti da caschi demi jet di squisita e vetusta fattura cinese decorati dai colori delle due squadre di calcio della Superba e con un bel paio di bermuda. Ecco, uno che fa da Spezia e Ventimiglia con un vecchio scooter, vestito “alla marinara”, oltre a spendere una cifra folle di pedaggio autostradale, merita un contratto da parte di Red Bull!
 
Niente da dire: essere italiani è davvero qualcosa di molto extreme.
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