Dakar 2020, inizia l’era dell’Arabia Saudita

Il rally Dakar inizia un nuovo capitolo della sua lunga storia. Dopo 30 anni in Africa e 11 in Sud America, per la gara più imponente del mondo è tempo di fare nuovamente le valigie e piantare le tende in Medio Oriente.

La notizia in realtà non sorprende, anzi, è solo la conferma ai tanti rumors che circolano da tempo attorno all’argomento dato che, già da parecchi mesi, non era chiaro quale sarebbe stata la sorte dell’evento ideato nel 1979 da Thierry Sabine che ha cambiando per sempre la concezione di raid nel deserto.

Da avventura romantica qual era nei primi tempi, con gli anni la Dakar è stata contaminata da interessi finanziari e politici, dovendo inevitabilmente fare i conti con problemi legati a minacce terroristiche prima – che indussero l’organizzazione ad annullare l’edizione 2008 e trasferirsi in Sud America – e difficoltà nel reperire finanziamenti dieci anni dopo; basti ricordare la Dakar 2019: sottotono, con un itinerario più breve e relegato tra i confini del Perù, condizione assolutamente irripetibile per un rally di questa portata, che ha fatto delle grandi distanze uno dei suoi tratti distintivi.

Per i dettagli bisognerà aspettare il 25 aprile ma, intanto, Amaury Sport Organization ha ufficializzato il cambio di continente e sembra anche aver siglato un contratto che la vincolerà al Medio Oriente per i prossimi cinque anni; per il momento si sa solamente che la Dakar 2020 partirà dall’Arabia Saudita.

La scelta è parsa fin da subito azzeccata, oltre che per la stabilità ottenuta dall’accordo economico, anche per le caratteristiche del nuovo percorso: le distese di sabbia non mancano e gli Emirati Arabi sono già teatro di diversi rally a Dubai, Doha, Abu Dhabi, senza contare che la passione per il motorsport in quella zona di sceicchi è forte, avvalorata anche dalla vittoria del pilota di punta qatariota Nasser Al-Attiyah, che ha trionfato nella categoria auto di quest’anno con la Toyota Hilux.

Il trasferimento, tuttavia, non è l’unica novità di questo periodo storico poiché, solo un mese fa, è stato annunciato un cambio al vertice, con Etienne Lavigne che ha lasciato il posto di direttore a David Castera, il quale si dice soddisfatto di poter ottenere il massimo da una situazione geografica di quel tipo e l’ampia varietà di territori di cui dispone.

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