Keiichi Tsuchiya, l’uomo che inventò il drifting

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Grazie a un istinto irrefrenabile (e ad un video illegale diventato virale) il giapponese ha trasformato l’arte del traverso in una disciplina sportiva. Ecco come, nel 1987, la bomba del drifting è scoppiata in tutto il mondo

di Riccardo Casarini

Peggio il design della Toyota AE86 o peggio la giacchetta color salmone di Keiichi? A voi l’ardua sentenza

Quando una corsa automobilistica è anche show, il bilancio più difficile da far quadrare è quello tra spettacolarità e cronometro. Spesso, l’una va a scapito dell’altro. Bypassando il solito “Con l’elettronica son buoni tutti, dov’è il manico?!”, scopriamo che la questione di fondo è sempre: “Bravo il pilota che guida pulito, sul binario, inchioda i tempi… però cheppalle!” oppure “Bravo il pilota che fa show, guida scomposto, fa divertire… però non vince un cazzo!”. Dilemmi degni di un moderno Amleto con casco e tuta ignifuga, al quale soltanto una persona è riuscita a rispondere efficacemente: Keiichi Tsuchiya, l’uomo che di fatto ha inventato il Drifting. Iniziò tutto in Giappone nella prefettura di Nagano, sul passo Usui, con delle consegne da svolgere per un negozietto a conduzione familiare…

L’UOMO DEL MONTE… LETTERALMENTE – Keiichi nasce a Tōmi nel 1956 e molto presto la scimmia delle corse s’impossessa di lui. A quel tempo sul circuito del Fuji si vanno a vedere le gare del campionato turismo, e lì i piloti ci danno dentro come universitari in calore. Su tutti, uno è il preferito del giovane Keiichi; si chiama Kunimitsu Takahashi ed è un ex motociclista prestato alle quattro ruote, capace di inserire l’auto in curva con grande velocità e lasciarla scivolare per tutta la percorrenza. Vorrebbe farlo pure Keiichi, ma lui ha il portafoglio sottile e gareggiare costa uno sproposito. Allora inizia a fantasticare d’essere Takahashi facendo il disgraziato sulle curve dell’Usui, quando i genitori lo spediscono a far consegne per la bottega di famiglia. Si compra una Toyota AE86 e inizia pure con le corse clandestine, già sfogo più o meno segreto per un sacco di ragazzacci col piede pesante. Vive anni di infiniti controsterzi, che a lui vengono meglio di chiunque altro. Tanto che, quando nel 1977 riesce finalmente a introdursi nel giro delle gare “regolari” del Fuji Freshman Race Series, gli viene subito affibbiato il soprannome Dorikin (o Drift King). Sembra quindi che Tsuchiya sia uscito dall’ombra della clandestinità ottenendo ciò che ha sempre sognato. Sembra soltanto.

Uno spezzone di "Pluspy", il video pirata che trasformò Tsuchiya in leggenda nel 1987


PLUSPY, IL VIDEO PIRATA CHE CAMBI
Ò TUTTO – Keiichi ha radici randagie difficili da recidere e dalle corse sui togue, i passi di montagna, non riesce proprio a staccarsi. Nel 1987, con la collaborazione di officine e riviste di settore, installa una videocamera sulla AE86 e si fa riprendere mentre pennella a modo suo i tornanti dell’Usui. Il video viene distribuito con il nome Pluspy e da quel momento tutto sfugge di mano. Pluspy diventa virale, viene copiato e diffuso ovunque, arriva pure negli USA. Non finisce solo nelle mani di sbarbati drift-king-wannabe, ma anche della federazione automobilistica nazionale (JAF), che in tutta risposta usa la licenza di guida di Tsuchiya per fare simpatici origami. Keiichi viene sospeso dalle corse per un anno, ma a sua insaputa ha acceso la miccia di una bomba globale. Iniziano col circolare sempre più VHS di quel genere e molti ragazzi prendono a riunirsi di notte sui togue per driftare come lui, come il Dorikin. Ne consegue poi un fiorire di eventi dedicati e in breve vengono organizzati veri campionati, sotto la supervisione proprio di Tsuchiya. Con la JAF costretta in qualche modo a fare i conti con i fatti, mangiarsi le unghie e tornare sui propri passi. Il Drifting si è trasformato quindi da semplice stile a vera e propria disciplina, in grado di coniugare spettacolo, velocità e classifica. Tutto a partire da una (incosciente) ragazzata. Booom! Keiichi ha poi continuato a correre in veste di “ufficiale” per molti anni ancora, raccogliendo ottimi risultati, sia nel JTCC che nella 24 Ore di Le Mans. Il suo vero regno però, serve dirlo? È rimasto il togue.

 

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